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Max Parisi

10.000 RISTORANTI CHIUSI DA GENNAIO 2013, 68% DEGLI ITALIANI NON VA PIU' IN PIZZERIA (E NON COMPRA PIU' INSALATA PRONTA)

martedì 1 ottobre 2013

Crisi, il 68 per cento degli italiani ha detto addio a bar, pizzerie e ristoranti, 10.000 hanno chiuso dall'inizio del 2013. La crisi economica è sempre più pesante per le famiglie in tutta la Penisola. Il 68% degli italiani ha tagliato i pasti fuori casa nei ristoranti, al bar in trattoria o in pizzeria per effetto della crisi.

Non è tutto. Il 60% ha anche ridotto le spese per l'intrattenimento, con una netta tendenza al peggioramento rispetto allo scorso anno ed effetti drammatici sulle imprese e sull'occupazione, evidenziati anche da Confesercenti. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Nielsen relativi al secondo trimestre 2013 dai quali si evidenzia il rischio di alimentare ulteriori effetti recessivi al consumo con l'aumento dell'aliquota Iva che scatta il primo ottobre. "Minori acquisti riguardano infatti - sottolinea la Coldiretti - dal 68% dei consumatori che hanno tagliato sull'abbigliamento al 43% che usano meno l'auto ma anche il 57% degli italiani che per risparmiare è stato costretto a scegliere a prodotti più economici nel largo consumo".

"Un esempio eclatante - precisa la Coldiretti - è rappresentato dal fatto che per la prima volta dal loro arrivo in Italia si è addirittura ridotta la spesa per l'acquisto di insalate pronte fresche e confezionate che erano state immuni dalla crisi".

Gli italiani adesso preferiscono passare piu' tempo in cucina a lavare e tagliare l'insalata e sottrarre tempo al tempo libero pur di contenere i budget familiari. Fino alla fine del 2012, gli acquisti delle verdure di IV gamma - ricorda la Coldiretti - hanno registrato un costante trend in crescita, complici l'elevato contenuto di servizio e la praticita' d'uso che ne hanno fatto impennare i consumi del 380 per cento in dieci anni nonostante prezzi decisamente piu' elevati rispetto al fresco tradizionale.

"A preoccupare per i prossimi mesi e' quindi - sostiene la Coldiretti - l'aumento dell'aliquota Iva che avrà un effetto valanga sull'88% della spesa degli italiani che viene trasportato su strada, a seguito del rincaro del costo del carburante. L'innalzamento dell'aliquota dal 21 al 22% colpisce direttamente i bicchieri degli italiani con rincari dalle bevande gassate ai superalcolici, dagli spumanti alla birra, dai succhi di frutta al vino, fino all'acqua minerale, mentre sono esclusi la maggioranza dei prodotti di largo consumo come frutta, verdura, carne, latte e pasta". "In realta' ad essere coinvolto e' l'intero sistema economico. Se si vuole ripartire il primo punto da affrontare - conclude la Coldiretti - e' quello di non penalizzare ulteriormente i consumi riducendo ulteriormente il potere di acquisto, compromesso dalla crisi".

Fonte: Il Tempo. 

 

 


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