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Max Parisi

IL PUNTO DELLA SITUAZIONE (DEL CAOS) GOVERNATIVO: VOTO DI FIDUCIA MERCOLEDI', SEMPRE CHE LETTA NON DIA LE DIMISSIONI.

lunedì 30 settembre 2013

Roma, 30 set - ''Chiedero' mercoledi' la fiducia alla Camera e al Senato. Non per tre giorni, per poi ricominciare come prima, ma per andare avanti e applicare il programma. Se non c'e', tiro le conclusioni. Non ho intenzione di governare a tutti i costi. Siamo di fronte a un momento drammatico e di svolta''. Lo dichiara Enrico Letta in collegamento da palazzo Chigi con la trasmissione televisiva ''Che Tempo che fa'', dopo un'ora e mezza di colloquio al Quirinale con il presidente Giorgio Napolitano.

''Nell'ultima settimana ne e' successa una ogni giorno. Se dovessi prevedere cosa succedera', non lo so. Sara' una richiesta di fiducia sulla base del racconto di questi mesi e sulle cose da fare, a partire dalla legge di stabilita' perche' nel 2014 si colgano i risultati che io penso a portata di mano'', chiarisce il premier ribadendo che con l' attuale legge elettorale ''non si deve votare'' perche' c'e' il pericolo di ritrovarsi nella stessa situazione attuale, senza una maggioranza certa al Senato.

Aggiunge su questo punto: ''Io vorrei poter governare per le cose che faccio e non per questo problema della legge elettorale. Se si deve votare, a un certo punto si votera' Non vorrei restassimo appesi''. Letta fa poi riferimento al dibattito in corso nel Pdl, dove i ministri pidiellini parlano di scelta ''non condivisa'' e di diktat venuti dai falchi del partito: ''Ho perso il filo da un po' di giorni delle posizioni del Pdl. I ministri del Pdl hanno posto delle valutazioni e sento che in Parlamento c'e' incertezza. E' per questo vado in Parlamento a chiarire. E' auspicabile che il centrodestra si sviluppi in un centrodestra moderato, europeo. A quel che dicono i sondaggi, la stragrande maggioranza degli elettori del Pdl vuole che continui l' esperienza del governo''. Il premier, pur non volendo fornire anticipazioni, dichiara che il suo discorso alle Camere battera' soprattutto sui temi economici, a iniziare dalla legge di stabilita' che deve essere licenziata il 15 ottobre, e sulla priorita' di una nuova legge elettorale. Quanto ai problemi della giustizia, Letta conferma la linea seguita dal governo dopo la condanna di Silvio Berlusconi da parte della Cassazione per frode fiscale: nessuno ''scambio'' in quanto occorre separare una singola vicenda giudiziaria dalla riforma della giustizia: ''Abbiamo gia' fatto molto per riformare la giustizia e continuiamo a farlo. Ma per i cittadini. Si pensi alla riforma della giustizia civile''. Nella nota diffusa dal Quirinale alla fine del colloquio tra il Capo dello Stato e Letta non ci sono riferimenti alle dimissioni del presidente del Consiglio: ''Il succedersi nella giornata odierna di dichiarazioni pubbliche politicamente significative dei ministri dimissionari, di vari esponenti del Pdl e dello stesso presidente Berlusconi ha determinato un clima di evidente incertezza circa gli effettivi possibili sviluppi della situazione politica. Da cio' il Presidente del Consiglio ha tratto, d'intesa con il presidente della Repubblica, la decisione di illustrare in Parlamento le proprie valutazioni sull'accaduto e sul da farsi''.

Da Napoli dov'era in visita, prima di fare rientro a Roma, il Capo dello Stato aveva dichiarato: ''La tradizione e' che il presidente della Repubblica concede lo scioglimento delle Camere quando non c'e' la possibilita' di dar vita a una maggioranza e a un governo per il bene del Paese. Procedero' con una attenta verifica dei precedenti di altre crisi''. Berlusconi non sembra sensibile ai mugugni nel Pdl dopo la scelta di far dimettere i propri ministri. In un collegamento telefonico con una iniziativa del Pdl a Napoli che festeggia il suo compleanno, afferma: ''Sono in piena forma. Stanotte, dopo 59 notti in cui non riuscivo a dormire, ho dormito 10 ore di fila. Sono pronto a riprendere la battaglia. L'unica via e' andare convinti verso le elezioni il piu' presto possibile. Tutti i sondaggi ci dicono che vinceremo''.

Continua l' ex premier: '' Non potevamo sostenere un governo delle tasse che aumenta la pressione fiscale e l'Iva. Un governo delle tasse non serve al Paese. I miei problemi personali non hanno avuto peso nelle decisioni politiche. Tutto quello che ho deciso l'ho deciso e fatto per il bene del Paese''. Il Cavaliere lascia aperto uno spiraglio: ''Se il governo proporra' una legge di stabilita' realmente utile all'Italia, noi la voteremo. Se bloccheranno l'aumento dell'Iva senza aumentare altre tasse, noi lo voteremo. Se, come si sono impegnati a fare, taglieranno anche la seconda rata Imu, noi voteremo favorevolmente''. Il dissenso sul ritiro della delegazione del Pdl dal governo era stato espresso da Angelino Alfano: ''La mia lealta' al presidente Berlusconi e' longeva e a prova di bomba. Oggi la lealta' mi impone di dire che non possono prevalere posizioni estremistiche estranee alla nostra storia, ai nostri valori e al comune sentire del nostro popolo. Se prevarranno quegli intendimenti, il sogno di una nuova Forza Italia non si avverera'. So bene che quelle posizioni sono interpretate da nuovi berlusconiani ma, se sono quelli i nuovi berlusconiani, io saro' diversamente berlusconiano''.

Gaetano Quagliariello, ministro per le Riforme istituzionali, intervistato dal Tg3, spiega la sua posizione: ''Se ci sara' solo una riedizione di Lotta Continua nel centrodestra, ne prendero' atto. Io le dimissioni non ho avuto nessuna remora a darle, pero' e' evidente che se c'e' una sede in cui a discutere sono solo alcuni esponenti di un partito, senza il segretario, quel partito e' geneticamente modificato. A questa Forza Italia non aderiro'''. Dissente pure Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, annunciando che non fara' parte di Forza Italia se prevale la linea di chi ''spinge verso una destra radicale'': ''Berlusconi e' un perseguitato, ma non giustifico ne' condivido la linea di chi lo consiglia in queste ore''. Se ne discutera' nella riunione dei gruppi parlamentari del Pdl convocata nel pomeriggio di oggi. (ASCA)


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