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Max Parisi

CHIAPPORI: ''C'ERANO MIGLIAIA DI LEGHISTI PRONTI ALL'INSURREZIONE, MA BOSSI NON SEGUI' MIGLIO E VINSE LA VIA PACIFICA.

domenica 15 settembre 2013

Oggi, 15 settembre 2013, anniversario della Dichiarazione di Indipendenza della Padania proclamata da Umberto Bossi il 15 settembre del 1996, il direttore de IlNord.it intervista Giacomo Chiappori, sindaco di Diano Marina, ex segretario della Lega in Liguria ed ex parlamentare del Carroccio.

Chiappori mi dica perché lei entrò nella lega.

Era chiaro, un movimento contro uno Stato che si allontanava dai cittadini. Ecco, cercai qualcosa che corrispondesse al mio stato d’animo, al mio profondo malumore di allora. Che comunque è uguale anzi peggiorato adesso.

La lega di quei tempi era rivoluzionaria?

Sì, era rivoluzionaria perché cercava di minare lo stato per cambiarlo. Quindi non bisognava pagare le tasse, bisognava bruciare il 740, non bisognava pagare il canone rai e tanto altro. Paradossalmente, però la Lega non voleva distruggere lo Stato come hanno sempre avuto in mente gli anarchici, per esempio. Ma tenerlo unito con una confederazione tra Stati liberi e sovrani: La Repubblica del Nord, la Repubblica del Centro e la Repubblica del Sud. 

La rivoluzione non è un pranzo di gala, oppure pensavate che lo fosse?

Contrariamente a quanto affermava Miglio, che era uno di noi a quei tempi e cioè che le rivoluzioni sono fatte a schiaffi, adottammo l’idea propugnata da Umberto che era pacifica e che passava attraverso milioni di adesioni che sovvertire lo Stato. Nel 1996 4 milioni di persone erano sulle sponde del fiume Po, se avessimo voluto girarla a fucilate, potevamo, c’era la gente pronta. E non qualche decina, ma parecchie migliaia. E ne sono certo. 

Che lei sappia ci fu chi era davvero pronto a usare le armi?

No, non furono usate. 

Allora le sparate di Bossi dei 300mila bergamaschi erano davvero delle sparate?

No, non erano sparate, la gente predisposta come oggi alla rivoluzione armata c’era allora e c’è adesso, occorre chi accende la miccia dello scontro armato. Bossi allora non la accese. 

I responsabili della situazione attuale, dello sfascio dell’italia per intenderci, se ci fosse una rivoluzione, secondo lei che fine farebbero?

Danton, Marat e Robespierre insegnano.

Ma la Lega è in mano a Maroni, che non pare essere rivoluzionario, o sbaglio?

Maroni non è un rivoluzionario, non è neppure l’ombra di un rivoluzionario, è solo un buon amministrativo. I rivoluzionari sono leader carismatici , lui non ha niente del carisma di Bossi. Per dirvi chiara la differenza, Umberto bossi è Che Guevara, Maroni è Fidel Castro.

Secondo lei la rivoluzione arriva in italia?

È pensabile che arrivi, perché nessuno sta facendo qualcosa per evitarla. Abbiamo un momento politico e amministrativo inceppato, crisi economica furibonda. Negli anni Trenta produssero la Seconda Guerra Mondiale, adesso… Il governo Letta? Conosco Letta Enrico. Era uno che firmava in Commissione Difesa, veniva firmava e se ne andava. Non faceva niente allora, non fa niente adesso. Io sono veramente preoccupato. 

Chiappori, se ci fosse la rivoluzione, la troveremmo alle Bahamas a prendere il sole o sulle barricate in italia?

Porto via mia moglie e mia figlia alle Bahamas o via comunque da questo inferno, e garantisco che ritorno a combattere. Io sono figlio di un uomo che l’hanno mandato in Albania a combattere e poi è finito nei campi di concentramento e gli hanno detto che in italia avevano vinto i partigiani. Noi siamo duri, caro Parisi. Vedrà.

Max Parisi


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