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Max Parisi

IL TRIBUNALE DI CAMPOBASSO SCHIANTA IL REDDITOMETRO! E' ILLEGITTIMO E VIOLA LE NORME TRIBUTARIE!

sabato 14 settembre 2013

Un’altra bocciatura per il redditometro: è illegittimo perché usa parametri troppo generici inidonei a rivelare la reale capacità contributiva dei cittadini, violando così le norme tributarie sull’accertamento del reddito nonché i principi costituzionali di eguaglianza dei contribuenti e di progressività delle imposte.

Ancora un importante stop al redditometro da parte dei giudici. Una recentissima sentenza della Commissione Tributaria di Campobasso [1] ha dichiarato illegittimo il decreto ministeriale introduttivo dell’accertamento fiscale effettuato tramite il redditometro.

Secondo i giudici tributari, l’attività Istat, essendo troppo generica, non è in grado di individuare dati reddituali reali. Inoltre, essa si rivolge alle spese medie dell’intero nucleo familiare e non del singolo contribuente, come vorrebbe invece la legge.

La Commissione di Campobasso ha, infatti, deciso su ricorso di una contribuente che aveva ricevuto un accertamento fiscale per l’acquisto di determinati beni, beni al cui mantenimento provvedeva, in realtà,  anche il marito. Di conseguenza l’accertamento risultava errato perché il redditometro, avendo fatto riferimento alla spesa media dell’intero nucleo familiare (comprensivo anche del reddito del marito), si era discostato dal reddito effettivo della signora.

 I giudici, dando ragione alla ricorrente, hanno affermato che l’accertamento tramite l’attuale redditometro non differenzia tra gruppi di contribuenti, ma distingue le varie tipologie familiari sulla base di macro aree geografiche, ponendo all’interno di esse categorie di contribuenti nettamente diverse tra loro dal punto di vista fiscale. Ne deriva la violazione dei criteri progressivi della capacità contributiva delle persone [3] e delle norme tributarie.

Queste ultime, infatti, impongono l’utilizzo, ai fini dell’accertamento fiscale, di dati più specifici, analizzando campioni significativi di contribuenti e differenziandoli anche in funzione del nucleo familiare e dell’area geografica di appartenenza [4]. Ciò è previsto proprio al fine di garantire il principio di uguaglianza dei contribuenti e di progressività dell’imposta.

Di contro, il semplice riferimento alle spese medie della famiglia non consente di tener conto di altri dati fondamentali per l’inquadramento fiscale del contribuente e del suo profilo individuale. Per esempio, il redditometro non fa distinzioni fra grandi città e piccoli centri, fra quartieri periferici delle metropoli e centri storici, ignorando così le differenze territoriali del nostro Paese e il diverso potere di acquisto. Il risultato è: accertamenti illegittimi, dati diversi da quelli effettivi, valutazione degli immobili diversa da quella catastale.

Non è la prima volta che il redditometro viene considerato illegittimo dai giudici [5]. Lo strumento del Fisco è stato recentemente accusato, dal tribunale di Napoli, di essere uno strumento troppo invasivo e quindi lesivo della privacy dei contribuenti, i quali perdono il diritto di scegliere, in autonomia e segretezza, come spendere e amministrare il proprio denaro.

Altra causa di illegittimità, oltre alla violazione del principio di individualità dell’accertamento fiscale e del diritto alla vita privata del contribuente e della sua famiglia, è la violazione del diritto alla difesa [6]: il redditometro non dà al contribuente la possibilità di fornire la prova di aver speso di meno rispetto a quanto risulta dalle medie Istat.

Si ricorda che il redditometro è lo strumento utilizzato dall’Amministrazione finanziaria per individuare il reddito dei cittadini; esso prende in considerazione alcuni beni e spese indicativi della capacità contributiva (immobili, auto ecc.) associando agli stessi un certo reddito. Tale associazione avviene tramite determinati coefficienti dettati da un apposito decreto ministeriale.  Il parametro previsto dal D.M. del 2012 [2] è costituito dalle spese medie delle famiglie italiane, stimate dall’Istat.

IN PRATICA

Secondo la CTP di Campobasso, il redditometro è inefficiente, viola la legge e la Costituzione, non tiene conto delle differenze tra le categorie di contribuenti, invade la sfera privata dei cittadini e controlla le spese delle famiglie. Nel frattempo, fioccano i ricorsi contro gli accertamenti illegittimi e… aumentano i costi sostenuti da cittadini e Amministrazione Finanziaria.

NOTE

[1] Comm. Trib. Prov. di Campobasso, sent. n. 117 del 7 luglio 2013.

[2] D.M. . n. 65.648 del 24/12/2012.

[3] Art. 53 Cost.

[4] Art. 38 D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600.

[5] Trib. Di Napoli, sent. n. 250/13 e Comm. Trib. Prov. Di Reggio Emilia, sent. n. 74 del 18.04.2013.

[6] Art. 24 Cost. e art. 38 del D.P.R. 600/73. 

Autore articolo: Avv. Maria Monteleone 

Fonte: La Legge per Tutti


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