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Max Parisi

SCHIAVI D'ITALIA: I CONTRIBUENTI DI QUESTO PAESE PAGANO IL 68,6% DI TASSE SU CIO' CHE GUADAGNANO. QUESTA E' SCHIAVITU'.

mercoledì 11 settembre 2013

Tecnicamente,  sei uno schiavo quando il 100% dei frutti del tuo lavoro viene tassato o confiscato con la forza. Sorge quindi spontanea la domanda: a che livello o percentuale non sei uno schiavo?

Se consideri la totalità delle infinite tasse, dirette e indirette, statali, regionali e comunali, e se consideri gli effetti inflattivi del monopolio monetario delle banche centrali, ti rendi conto che abbiamo superato da un pezzo metà strada, e puntiamo velocemente in direzione 100%. L’ultimo report PwC attesta che il total tax rate per l’Italia è il più alto nell’Unione Europea, con un magnifico 68,6%. Ti chiedo.. ti senti o no uno schiavo?

Gli inferni fiscali moderni riescono quasi a superare l’immaginazione: in Francia nel 2012, più di 8000 contribuenti hanno pagato oltre il 100% del proprio reddito. Non ci crederete, ma è così. Per questi sventurati occorrerebbe coniare un nuovo vocabolo. Un vocabolo per definire chi si vede rubare più di ciò che produce.

Quando si tratta di confiscare la ricchezza necessaria a finanziarie le proprie spese, i governi, disperati per i conti in rosso sempre più rosso, non conoscono limiti. Per i governi tutto è possibile, legale e perfino ritenuto, da molti, giusto, opportuno, equo.

I governi ti vedono come una mucca da mungere. E quella di esser munti dal governo è il futuro che aspetta molti giovani in Europa.

All'inizio anni ’90 lo Stato Italiano era prossimo alla bancarotta perché il valore delle promesse previdenziali fatte agli italiani negli anni ’70 e ’80, soprattutto nel privilegiato settore pubblico, era incompatibile con le prospettive economiche del paese. Purtroppo la stessa causa che aveva prodotto un tale problema era all’opera nella ricerca della soluzione: bisognava tenere a bada un numero cospicuo di italiani che lavoravano con l’aspettativa che qualcun altro avrebbe pagato loro la pensione.

E così fu trovata la soluzione: la mia generazione e le prossime avrebbero continuato a pagare contributi esosissimi, i principali responsabili della pressione fiscale sul lavoro italiana, la più alta d’Europa, ma, in cambio, non avrebbero ottenuto le pensioni della generazione precedente, ma una pensione da fame. In sostanza, lavorerete per 40-45 anni e darete un terzo del vostro stipendio loro ad un fondo pubblico che vi pagherà per circa 15 anni una pensione che difficilmente sarà pari alla metà del vostro stipendio.

In più, anche per l’elevato cuneo fiscale dovuta ad una spesa previdenziale che comunque rimane la più alta d’Europa, il vostro stipendio, seguendo la stagnazione economica italiana degli ultimi venti anni, sarà comunque basso. Mi sembra un buono scambio, no? “I forti fanno ciò che vogliono, i deboli soffrono ciò che devono”

Esisterebbe una soluzione: meno si contribuisce al sistema e prima cadrà sotto il suo stesso peso. Peccato che, a parte gli incentivi che remano contro una tale tattica, non ci sarà nessuna riforma prima che il costo del collasso sarà diventato insopportabile. Oggi i pensionati sono probabilmente più dei lavoratori. Quindi è ormai politicamente *impossibile* mettere mano a questo scempio tramite elezioni. Quando i redditieri diventano più numerosi dei produttori la democrazia non può che consumarsi lentamente distruggendo le basi sociali ed economiche su cui si fonda.

E’ abbastanza chiaro?

Fonte Economialiberta.com


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