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Max Parisi

ANALISI DI SCENARIO / E' LA FINANZA CHE STA DISTRUGGENDO L'ECONOMIA, NON IL CAPITALISMO. (VA ABBATTUTA CON OGNI MEZZO)

mercoledì 28 agosto 2013

Il finanziarismo, il sistema economico basato sulla finanza anzichè sul capitale voluto e creato da Bill Clinton e Tony Blair, guarda caso paladini ed eroi della sinistra italiana, ha ormai perso ogni freno inibitore nella sua voracità arrogante. È di questi giorni la notizia che alcuni fondi di investimento hanno preso di mira Tim Cook e Steve Ballmer, rispettivamente amministratori delegati di Apple e di Microsoft.

L'accusa mossa a Ballmer, che ha rassegnato le dimissioni, è stata di non aver saputo prevedere il mercato dei tablet, che hanno portato ad un calo di vendite di pc, il fiasco del lettore multimediale zune, di Windows Vista e dell'anti IPad Surface. A Cook invece si rimprovera di non essere sufficientemente innovativo, di non aver prodotto nulla di veramente rivoluzionario come, invece, aveva abituato a fare Jobs, con conseguente perdita d'immagine e di quote di mercato a favorire di Samsung. In definitiva, ai due si rinfaccia di non essere pari ai loro predecessori, nonché fondatori degli imperi, Bill Gates e Steve Jobs.

Fin qui nulla da eccepire: si tratta di critiche legittime, anche se forse un po’ eccessive. Peccato che si tratti di una pillola avvelenata, difatti a fronte di queste critiche, le pretese dei fondi d'investimento è quella che Apple e Microsoft distribuiscano agli azionisti (quindi a loro) tutta la liquidità che hanno in pancia per lo sviluppo di nuovi prodotti. Si tratta di cifre da capogiro: solo Apple ha in cassa qualcosa come 177 miliardi di dollari pronti per investimenti e ricerca e sviluppo.

In un'economia capitalistica e non finanziaristica, questo sarebbe considerato un elemento di forza, mentre per gli squali dell'economia di carta straccia, si tratta di un tesoro da depredare quanto prima. Questi cialtroni che stanno devastando l'economia giustificano questa rapina con la motivazione che siccome Apple e Microsoft non hanno innovato più di tanto, non sanno cosa farsene del denaro che hanno in cassa e quindi è meglio che lo distribuiscano agli azionisti. I paladini della sinistra hanno innescato un meccanismo finanziario talmente perverso che rischia di travolgere tutto e tutti.

Una volta si produceva quello che si consumava, oggi il finanziarismo impone di consumare per produrre, attraverso vendite rateali, finanziamenti facili, credito al consumo che hanno strangolato le famiglie invogliate da una vita ricca di comodità a poco prezzo (mensile), nella realtà dai costi spropositati (il taeg in certi casi arrivava ed arriva al 15 - 16%).

In virtù di questo e dei prodotti derivati che hanno intossicato il mondo economico, le istituzioni finanziarie stanno distruggendo il capitalismo ed i governi nulla fanno per opporsi, in quanto a loro volta schiavi delle banche a causa del debito pubblico generatosi per aver aver rinunciato alla sovranità monetaria.

Depredare della liquidità in cassa un'azienda significa condannarla a morte, ma questo alla finanza creativa non interessa: contano solo i risultati a brevissimo termine, anche a costo di annientare, distruggere realtà produttive di assoluto rilievo. In fondo, distrutta un'azienda, ce ne sarà un'altra poi da aggredire, o uno stato da mettere in ginocchio come accaduto con Argentina, Grecia, Italia, dove addirittura hanno imposto un loro uomo alla presidenza di un governo assolutamente illegittimo in quanto scaturito da nessuna consultazione elettorale. 

 È possibile uscire da questa spirale infernale? 

Certamente non affidandosi ad una classe politica inetta ed incapace come quella italiana ed europea in generale. È necessario che i ceti produttivi, gli imprenditori, i liberi professionisti, gli artigiani, ovvero la spina dorsale dell'economia reale, facciano fronte comune al di là di ideologie stantie e superate e mandino a casa una destra ed una sinistra diverse solo nel nome, ma accomunate nell'essere nelle mani della grande finanza internazionale.

Occorre un fronte comune che si riappropri della sovranità prima politica e poi economica, in cui la banca centrale possa stampare moneta e soprattutto acquistare debito pubblico e dove le scelte economiche fondamentali vengano condivise da chi ogni giorno deve affrontare le sfide di mandare avanti un'impresa e non da tecnocrati che sanno tutto in teoria, ma che in vita loro, probabilmente, non hanno mai cambiato neppure una lampadina, ed i cui risultati fallimentari sono sotto gli occhi di tutti, nonostante la loro tracotante superbia.

Quello che una volta era il terzo stato e che la nobiltà considerava come carne da macello, ne più ne meno di quello che viene considerato oggi dalle gang finanziarie, deve rialzare nuovamente la testa e riprendersi la libertà che aveva conquistato e che ha perso.

Solo in questo modo, solo con un'azione politica ed economica attuata in concertazione tra i ceti produttivi, sarà possibile liberare il capitalismo reale dal parassitismo finanziario.

 

Luca Campolongo

Resp. Marketing e Sviluppo Mercati

www.sosimprese.info

consulenza@sosimprese.info

 


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