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Max Parisi

Deutschland über alles, per colpa degli eunuchi europei.

martedì 20 agosto 2013

Berlino - La cancelliera Merkel è riuscita dove Bismarck e Hitler hanno fallito: assoggettare l’intera Europa ai voleri ed agli interessi della Germania. E vi è riuscita senza il supporto di un’ideologia alle spalle come, invece, avevano i suoi "illustri" predecessori.

Al contrario, frau Merkel ha fatto della non politica, della non ideologia, il suo faro guida.

Da quando ha assunto il comando della CDU accoltellando alle spalle il suo mentore Helmut Kohl (lui sì un politico di razza), frau Merkel ha svuotato di contenuti il suo partito, facendolo diventare una scatola vuota in cui buttar dentro qualsiasi cosa fosse in grado di consentirle di mantenere il potere, non ultima l’idea della piena occupazione e del salario minimo tanto cara alla sinistra e da sempre osteggiata dalla destra, o la decisione di rinunciare al nucleare, cavallo di battaglia dei verdi.

La CDU è semplicemente diventata una marmellata insapore ed insipida, in grado di piacere un po’ a tutti, proprio perché scontenta tutti.

Come collante ha poi fatto leva su due sentimenti da sempre radicati nel popolo tedesco e che neppure la disfatta della seconda guerra mondiale e l’onta infamante dei campi di sterminio è mai riuscita a sopire: il senso di superiorità e il razzismo.

Se si analizzano i suoi discorsi, al di là delle trite litanie sul senso di responsabilità dei partner europei, sulla necessità di austerità per risanare i conti, frau Merkel inserisce sempre frasi del tipo: “La Germania non può farsi carico dei debiti altrui; il popolo tedesco non può pagare per le scelte degli altri”.

Peccato che si dimentichi di dire che “gli altri” si sono fatti carico dei costi dell’unificazione della Germania e del disastro dell’ex Germania dell’est, foraggiando tramite l’UE i piani di sviluppo. In quel momento, faceva comodo ai tedeschi, che i partner europei, Italia in testa, allargassero i cordoni della borsa perché Berlino tornasse ad essere una sola città.

Merkel ha vinto per l’insipienza e l’incapacità politica di una classe dirigente europea priva di spina dorsale, incapace di sbattere i pugni sul tavolo e, al contrario, dotata di una buona dose di servilismo, tutta protesa ad avere il consenso della cancelliera.

Un esempio su tutti? I toni trionfalistici del professor Monti, orgoglioso di ricevere i complimenti della cancelliera tedesca. Peccato si trattasse di complimenti ben interessati, poiché con le sue politiche economiche scellerate, stava togliendo di mezzo il concorrente più pericoloso per le industrie tedesche: il tessuto imprenditoriale del nord Italia.

L’arroganza, la superbia e la vanità di politici convinti che il vero consenso fosse quello della cancelliera tedesca  e della potente Bundesbank, anziché quello dei loro elettori sono stati il miglior alleato per la cancelliera Merkel che, giustamente, può rivendicare la vittoria.

Un’Europa germanizzata, in cui le nazioni satelliti vivranno in uno stato di recessione semi permanente per garantire assenza di concorrenza e mano d’opera a basso costo per i colossi tedeschi, che si concentreranno sulle esportazioni verso i paesi emergenti, è il futuro che ci aspetta, poiché nessun premier europeo, men che meno il nostro Letta, avranno il coraggio di sbattere un sonoro “nein” in faccia alle richieste interessate di frau Merkel.

La speranza è che i movimenti identitari europei riescano a prendere forza, federarsi tra di loro e segnare la fine dell’eurogermania di Bruxelles e Strasburgo. L’alternativa è prepararsi a cantare Deutschland Uber Alles tutte le mattine prima di iniziare a lavorare.

Luca Campolongo

Resp. Marketing e Sviluppo Mercati

www.sosimprese.info

consuleza@sosimprese.info


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