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Max Parisi

IL DEBITO PUBBLICO AL 132,9% DEL PIL CHE E' CROLLATO A -2,4%. DEBITO A 2075 MILIARDI. A FINE ANNO CAPOLINEA: DEFAULT

mercoledì 7 agosto 2013

Milano - Nonostante i proclami governativi i conti pubblici continuano a dare segnali d’allarme. Tutto ciò con una pressione fiscale ai massimi livelli.

Nel secondo trimestre 2013 il prodotto interno lordo a prezzi costanti è diminuito del 2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (tendenziale). La variazione acquisita per il 2013 è pari al -1,7%, mentre la variazione del Pil annualizzato ha raggiunto il -2,4%. Si tratta di numeri ben lontani da una contrazione dell’1,3% del Pil prevista nel Def.

Nell’ipotesi di una conferma del deflatore all’1,8%,  se ne deduce che il Pil nominale si attesterebbe allo 0,5% tendenziale, allo 0,4% acquisito e allo 0,9% annualizzato. In attesa di conoscere i numeri del conto economico consolidato della pubblica amministrazione, che saranno resi noti dall’Istat solo il prossimo 5 ottobre, è possibile effettuare una stima flash dei conti pubblici, basata sulle informazioni ad oggi disponibili: il fabbisogno dello Stato (in termini di cassa), le entrate tributarie e le entrate contributive (in termini di cassa).

Il fabbisogno dello Stato nel primo semestre 2013 è risultato pari a 42,2 mld di euro in netto peggioramento rispetto ai 29,9 mld di euro del corrispondente periodo del 2012.

Il debito pubblico a maggio 2013 ha raggiunto il livello di 2.075 mld di euro, con un aumento di 100 mld di euro rispetto a maggio 2012. Il rapporto debito/Pil ha raggiunto quota 132,9%.

La tendenza al peggioramento dei conti pubblici, già evidente nel primo trimestre 2013, trova ampia conferma nei primi dati relativi al secondo trimestre 2013, nonostante l’aumento della pressione fiscale. La recessione ha una portata ben maggiore della diminuzione di 1,3% del Pil previstanel Def. L’indebitamento netto rispetto al Pil, che secondo il monitoraggio del primo trimestre si attestava al 3,1%, non sembra mostrare segnali di miglioramento. Se la tendenza sarà confermata, la nota soglia di riferimento del 3% sarà superata con la conseguenza dell’apertura di una nuova procedura per deficit eccessivi. Il debito pubblico, che rappresenta il principale motivo di preoccupazione  poichè blocca sul nascere qualsiasi ipotesi di intervento pubblico a sostegno della crescita, continua ad aumentare oltre che in livello anche in rapporto al Pil, andando ben oltre l’obiettivo di 130,4% che il Governo aveva previsto per il 2013.

In assenza di miglioramenti significativi nella seconda parte del 2013, sia dal lato dei conti pubblici che della crescita economica, gli obiettivi previsti dal Governo “del fare” per quest’anno non potranno essere raggiunti a  meno di manovre correttive sostanziali (potrebbe non essere sufficiente il ripristino del gettito tributario conseguente all’aumento dell’Iva e dell’Imu sulla prima casa come prevedeva la legge di stabilità 2013).

Analisi compiuta da Scenari Economici. 


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