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Max Parisi

IL PDL DISSOTTERRA L'ASCIA (BIPENNE) DI GUERRA: ELEZIONI AL PIU' PRESTO E MARINA B. CANDIDATA PREMIER (STRAVINCERA')

sabato 3 agosto 2013

Roma - Vendere cara la pelle. Silvio Berlusconi, come del resto aveva lasciato intuire chiaramente gia' nel video messaggio di ieri sera, non ha alcuna intenzione di farsi da parte, di dimettersi da senatore prima di aver tentato il tutto per tutto, crisi di governo compresa. Certo, viene spiegato, e' la reazione del giorno dopo, nulla e' ancora deciso, ma nessuna opzione in campo viene ora scartata. L'ex premier, pur se ancora 'frastornato' dalla conferma della condanna a 4 anni di reclusione, amareggiato e profondamente irritato dalla velocita' con cui la giustizia si sta muovendo - mi hanno perfino ritirato il passaporto, ha confidato ad alcuni pidiellini, come se fossi un comunissimo criminale - non ci sta proprio ad arrendersi, a consegnare la vittoria nelle mani della magistratura politicizzata e alzare bandiera bianca. Al contrario, si battera' fino all'ultimo minuto utile affinche' "prevalga la verita'" e la "democrazia venga ripristinata". E il primo destinatario del messaggio di guerra che il Cavaliere oggi ha voluto inviare e' Giorgio Napolitano, dal quale il Pdl attende fatti concreti.

Del resto, viene spiegato, e' da Napolitano che il Cavaliere e il Pdl - stando a quanto sostengono diversi big di via dell'Umilta' - avevano ricevuto 'garanzie', che pero' non sono state trasformate in fatti, e' la riflessione. Dunque, ora sta al Colle difendere la democrazia del Paese e lo stato di diritto contro lo strapotere dei giudici. E' un fiume in piena Berlusconi, che alterna fasi di sconforto a momenti di vera rabbia. Rabbia soprattutto verso la sinistra, che canta vittoria e non vede l'ora di annientarmi. Ma difendero' con ogni mezzo la mia credibilita' e dignita' e quelle del Pdl, non si stanca di ripetere. Pranzo con i figli, poi summit con i legali e i fedelissimi a palazzo Grazioli: il Cavaliere e' pronto alla battaglia. E se guerra deve essere, e' il ragionamento, meglio subito, quando la sinistra insieme ai grillini non hanno ancora avuto il tempo di cambiare le regole del gioco in corsa, legge elettorale compresa. La convinzione del Cavaliere, d'altra parte, e' che sara' il Pd ad implodere e a staccare la spina.

Tuttavia, ascoltati gli intenti bellicosi dell'ex premier, nel primo pomeriggio era partita in pressing l'opera di mediazione delle 'colombe', Gianni Letta in primis, che sembrava avere avuto la meglio, tanto che poco prima della riunione dei gruppi del Pdl si era diffusa la notizia di un suo forfait. Poi, viene spiegato, prevale la voglia di mandare segnali chiari al paese, al premier e al Quirinale. "Noi diciamo al Pd che l'unica cosa che non ci puo' essere tolta e' la nostra dignita'", afferma Maurizio Lupi. Si', perche' per Berlusconi e il Pdl il Pd sta tirando troppo la corda. Stesso messaggio recapitato direttamente a Letta da Alfano. Non e' piaciuta, infatti, la frase del premier sull'applicazione delle sentenze. Insomma, il Pdl fa sul serio: sara' responsabile, viene spiegato, finche' ci saranno le condizioni per esserlo, ma non arretrera' nella difesa del suo leader. Berlusconi arriva ai gruppi e si commuove per l'affetto, ma poi tira fuori le unghie e inizia a graffiare: subito riforma della giustizia o voto.

E mentre nei capannelli alcuni pidiellini pensano a scendere in piazza, magari gia' domenica pomeriggio - l'orario ipotizzato sono le 18 a Roma, si pensa anche davanti al Quirinale, ma nessuna decisione e' stata presa, meglio attendere gli sviluppi della situazione, frenano le colombe - quando i capigruppo Brunetta e Schifani potrebbero recarsi da Napolitano per chiedere che attivi le procedure per la grazia al Cavaliere, consegnandogli simbolicamente le dimissioni di tutti i parlamentari pidiellini - stessa cosa hanno fatto i ministri nelle mani di Alfano - Berlusconi invita il partito a non precipitare le cose, riflettete - ha esortato - per il bene del Paese, non pensate a me, non vi fate condizionare dalla mia situazione.

Poi, pero', in diversi passaggi il Cavaliere alza il tono e lancia l'affondo, l'ascia di guerra e' dissotterata: pensiamo a quale sia la strada migliore per andare alle elezioni al piu' presto e vincerle. Non che Berlusconi abbia come primo obiettivo quello di far cadere il governo. Tanto che, come gia' nel messaggio di ieri, parlando ai gruppi non nomina mai ne' il termine governo ne' il nome di Letta. Ma e' anche a palazzo Chigi che la dichiarazione di guerra e' diretta. Dunque, riflessione sul da farsi ma con la consapevolezza, e' il ragionamento svolto dal Cavaliere, che tutto puo' saltare da un momento all'altro. In serata, dopo l'assemblea dei gruppi, Alfano, viene riferito, ha avuto diversi contatti con il premier, per spiegargli - ma gia' in giornata aveva avuto modo di metterlo al corrente di quanto sarebbe stato deciso dal Pdl - la linea del suo partito. (AGI) 


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