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Max Parisi

LA GRANDE BUFALA DELLA VENDITA DI ENI FINMECCANICA POSTE FERROVIE: NON SERVE A DIMINUIRE IL DEBITO! ANZI, LO AUMENTA!

sabato 20 luglio 2013

Milano - Tanto si fece tuonare, che alla fine la pioggia giunse. Le dichiarazioni del ministro Saccomanni sulla vendita dei “gioielli della corona” come Eni, Enel, Snam e aziende pubbliche di pregio varie non giunge sicuramente inaspettata.  Al contrario, essa rappresenta l’atto finale della distruzione del sistema Italia a favore delle potenze straniere.  Infatti, collocare in questo momento sul mercato assets strategici come Enel ed Eni, visti i chiari di luna sui mercati finanziari significa prima di tutto svenderli e non valorizzarli; ed in secondo luogo non servono minimamente a risolvere i problemi del paese.

Dire che vendendo fior di aziende che generano utili e sono guardate con ammirazione ed invidia all’estero come Eni, si abbatterà il debito pubblico, rappresenta la più colossale bufala che si potesse raccontare e solo l’anticamera del fallimento dell’Italia. Ci spieghiamo con un esempio: immaginate che un buon padre di famiglia, alle prese con delle spese molto alte e debiti in aumento decida di vendere l’argenteria di casa, senza minimamente toccare le uscite. Quale sarà il risultato per quella famiglia? Per qualche settimana o mese,  grazie alle entrate,  riuscirà ad avere un po’ di respiro, dopo di che i debiti cominceranno a crescere di nuovo, ma quando saranno tornati al livello di guardia, non ci sarà più nulla da portare al monte dei pegni e quindi la strada obbligata sarà il fallimento.

Ecco, questo è il futuro che il governo Letta sta preparando per gli italiani: vendere le aziende migliori, magari agli amichetti esteri dei vari gruppi Bilderberg e Trilateral dove i vari Monti e Letta sono ben accolti, senza intervenire sul lato delle spese è una mossa assolutamente dissennata e da evitare ad ogni costo, pena la distruzione stessa del tessuto sociale del paese, poiché nel giro di pochi mesi, saremo costretti a dichiarare bancarotta ed attuare massacri sociali peggiori di quelli che si stanno compiendo in Grecia nel silenzio assordante di quasi tutti i media.

Occorre una seria revisione della spesa pubblica, e per farlo non servono commissari da milioni di euro l’anno di stipendio:  è sufficiente applicare da subito i costi standard per la pubblica amministrazione prendendo a  riferimento quelli della regione più virtuosa, una seria opera di privatizzazione dei lavoratori pubblici attraverso la costituzione di cooperative di lavoro in concorrenza tra di loro per l’aggiudicazione degli appalti e l’applicazione immediata del federalismo fiscale con regionalizzazione del debito. Sono le sole soluzioni in grado di assicurare un futuro a questo paese. Sono riforme da compiere immediatamente per dare fiducia ai mercati, approntando l’uscita dall’euro dell’Italia ed utilizzando solo a quel punto le aziende pubbliche per la riduzione del debito pubblico, ma non nel modo prospettato dal duo Saccomanni Letta.

Con un serio processo di revisione della spesa pubblica che consenta la sostenibilità del debito pubblico nel lungo periodo, si potrà attuarne una ristrutturazione, convertendone una parte  detenuta da investitori italiani in azioni delle aziende pubbliche e ponendo un vincolo di 5 anni alla vendita sul mercato da parte dei detentori.

In tal modo si otterrebbero due risultati importanti: il mantenimento in mani italiane di aziende strategiche e la creazione di un azionariato diffuso che è alla base di una sana crescita  economica dei mercati.

Naturalmente queste sono proposte di buon senso, fatte da chi ogni giorno è in trincea per risanare aziende in difficoltà a causa della crisi, che non verranno mai messe in pratica, perché la nostra classe dirigente politica ha deciso di spolpare quel poco che è rimasto di sano di questo paese prima del crollo finale, con buona pace dei cittadini italiani.

Luca Campolongo

Resp. Consulenza e Sviluppo Nuovi Mercati

www.sosimprese.info

consulenza@sosimprese.info

 


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