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Max Parisi

BRASILE PROSSIMA VITTIMA DELLA SPECULAZIONE MONDIALE

martedì 16 aprile 2013

Dal nostro corrispondente dal Brasile, esattamente da Fernando de Noronha, beato lui... riceviamo e pubblichiamo:

"Mentre in Italia ci preoccupiamo del livello dello spread e delle possibilità di contagio che potremmo creare agli altri paesi europei, sotto il sole del tropico del capricorno si sta gonfiando una bolla speculativa che, quando esploderà, farà un botto udibile fino a Saturno.

Il film lo abbiamo già visto però, questa volta, è ambientato in Brasile uno di quei paesi (invero il primo della lista ) di quelli che fanno parte del gruppo dei BRIC  cioè Brasile, Russia, India e Cina.

A lungo ed in largo indicato come una delle terre promesse il Brasile ha saputo catalizzare su di se le attenzioni di tutto il mondo ed ha ospitato, o sta per ospitare, i principali eventi internazionali che si possono annoverare sulla faccia della Terra ovvero i giochi panamericani (e le paraolimpiadi) nel 2011 a Rio de Janeiro, la coppa di calcio delle confederazioni (2013), i campionati del mondo di calcio (2014) e le olimpiadi di Rio del 2016.

Ci chiediamo come mai, visto che è stato fatto trenta, non è stato fatto anche trentuno ospitando, per esempio a Sao Paulo, la fiera universale modestamente concessa alla Città di Milano, ma si sa che giocando a briscola non è mai bello vincere stracciando gli avversari soprattutto quando si vuole dimostrare di essere diventati un paese maturo, internazionale e con appeal universale.

Di buono, c’è da dire, che ben due governi di centrosinistra (Lula e Dilma) hanno saputo mantenere la barra su un progetto monetario creato dalla destra di Fernando Enrique Cardoso.

Il “plano real” ovvero la creazione della attuale moneta circolante in Brasile ha saputo tenere botta negli ultimi venti anni e questo ha consentito di dare una forte stabilizzata alla inflazione che galoppava poderosamente fino alla sua nascita.

Le intenzioni erano buone ed, invero, i primi risultati si sono visti. Tuttavia dopo il governo di Cardoso (inventore del Real) che ha pagato le conseguenze di una grossa cura dimagrante nei confronti delle spese pubbliche, Lula (Ignazio “Lula” da Silva) ex sindacalista, ex pluricandidato, ex operaio nonché presidente del P.T. (partito dei lavoratori) ha avuto buon gioco nelle elezioni presidenziali ed è riuscito a farsi eleggere a capo di una coalizione di partiti che più eterogenea non si può.

Il primo governo Lula è stato eccezionale ed ha lasciato a bocca aperta diverse persone ma, come suol dire, qui casca l’asino perché lo stesso Lula è stato oggetto di aperte critiche dovute ad un giro di corruzione parlamentare conosciuto come “o mensalao”.

Nella sostanza si è stabilito che per potere esercitare le sue posizioni di governo il partito di Lula comprava il voto di altri parlamentari  fino ad avere una maggioranza quasi bulgara anche se il nome del Presidente non è stato mai messo apertamente in discussione.

Inoltre il riavvicinamento agli USA (in particolare con il governo di W. Bush) la forte spinta verso le esportazioni dei prodotti agricoli brasiliani specialmente verso Stati Uniti ed Europa, ma soprattutto la capacità di penetrare le inesistenti barriere doganali della Unione Europea, e, per inverso, l’innalzamento dei dazi doganali hanno permesso al gigante sudamericano di fare rientrare parecchie cedole di debito contratte con il Fondo monetario internazionale.

Eccoci giunti all’inizio di un futuro radioso se nonché la speculazione selvaggia ci ha messo lo zampino approfittando di una certa bonaria ingenuità del popolo brasiliano intenzionato a raggiungere, e talvolta superare, di gran carriera gli stili di vita occidentali.

Per prima cosa il sistema bancario ha largamente incentivato l’uso delle carte di credito in qualsiasi ambito (anche quello alimentare)  utilizzando il sistema del revolving e, soprattutto, della parcellizzazione del credito fino a dodici o ventiquattro volte (nei casi eccezionali) senza fare grossi controlli sulla capacità di rientro dei singoli tantè che oggi nelle mani di un cittadino brasiliano si possono trovare tre o quattro carte di credito che il soggetto usa a “giro” per coprire le spese fatte con le altre.

Questo enorme giro di liquidità bancaria, unito ad importanti incentivi federali come, ad esempio il progetto “minha casa minha vida” (la mia casa è la mia vita) hanno generato un impulso stratosferico alla edilizia residenziale con la conseguenza che in qualsiasi città brasiliana di medie dimensioni assistiamo alla costruzione, apparentemente senza fine, di enormi condomini di diversi piani di altezza (talvolta anche trenta).

I prezzi immobiliari sono volati alle stelle triplicando in cinque anni per l’usato e uguagliando o addirittura superando il prezzo al metro quadro di città come Milano o Roma.

Naturalmente i grossi gruppi bancari si sono buttati a pesce nel business più redditivo della storia dopo il narcotraffico prestando ingenti somme con la promessa di essere ripagati con cedole di rendita pari al 6% anno.

Dal momento che il salario minimo è (solo) raddoppiato in dieci anni –ad oggi 300,00 eur al mese circa -  e che l’inflazione (seppure stabilizzata) ha corso ad un ritmo del sette percento all’anno ci chiediamo per quanto tempo questo sistema di prezzi e costo di beni sarà sostentato dai brasiliani che secondo le ultime stime dell’IBGE (istituto brasileiro de geografia e statistica) sono in duecento milioni. Insomma i debiti non sono molti cada cittadino ma i cittadini sono tanti. Alcune voci dicono che lasceranno passare le olimpiadi di Rio (tanto per non rovinare la festa) e poi chi di dovere andrà a battere cassa. Chissà perché sento un ticchettio di orologio in sottofondo".

Scritto da Peter Klerc, Fernando de Noronha, Brasile.

 


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